/ Film

Il destino degli uomini

Status: In postproduzione
Nazionalitá: Italiana

SINOSSI

Alle prime luci dell’alba un Mas, un grosso motoscafo, sfreccia veloce sull’acqua. Improvvisamente attorno a lui arrivano bombe. Degli aerei tedeschi stanno bombardando Portoferraio, nell’Isola d’Elba. È il 16 settembre 1943. Le bombe non centrano lo scafo ma lo spostamento d’aria fa sbalzare in acqua un marinaio che, semisvenuto, perde i sensi e annega.Nella sua cella, Luigi Rizzo, cinquantasettenne, si sveglia di soprassalto allo sferragliare della serratura della porta. E’ sudato e spaventato. Ha sognato la morte del figlio, avvenuta quasi un anno prima. Entrano due soldati tedeschi che lo fanno alzare e lo accompagnano lungo i corridoi fino ad una stanza. Dietro un tavolo siedono un uomo in divisa della Kriegsmarine e un altro figuro dallo sguardo torvo. Sono Kurz Jager, austriaco e ammiraglio, e Otto Mutter, agente della Gestapo. Poco distante davanti a una macchina da scrivere una giovane donna in divisa da ausiliaria. Rizzo viene interrogato senza nessun riguardo. Lo si accusa di attività antitedesche come il sabotaggio di alcune navi del Lloyd, il rifiuto di comunicare ad altre navi di consegnarsi ai tedeschi a costo di rappresaglie verso le famiglie dei marinai… Rizzo protesta la sua innocenza, poi sbotta: “Voi ce l’avete con me per quello che rappresento: la vostra sconfitta!”. Mutter lo caccia via. Torna nella sua cella, nervosissimo anche perché non ha sigarette. Si adagia nervoso sul giaciglio, ricorda quando, sedicenne, andò a tirare sassi contro l’aquila bicipite del consolato austriaco di Messina. E’ il maggio del 1903, l’Austria-Ungheria è legata ufficialmente all’Italia da un trattato d’alleanza, ma è ancora padrona di pezzi di suolo italiano. I poliziotti arrestano i più facinorosi, tra cui il giovanissimo Luigi. I giorni passano tristemente e Luigi, in cella a Klagenfurt, regola la sua vita con minuziosità per non impazzire. Nuovo interrogatorio. Questa volta Mutter è ancora più violento:“Lei è passato alla storia per le sue imprese sui Mas e ci risulta che anche suo figlio era su un Mas..Solo che lui fuggiva dopo il tradimento fatto dall’Italia alla Germania. Italiani, tutti traditori. Ammiraglio, lei rischia la fucilazione se non parla. Lo sa, vero?”. Rizzo scatta in piedi, le guardie lo fermano, lo portano via. Poi Kurz si rivolge a Mutter: “Me lo lasci per qualche giorno. Sa, tra marinai…forse è meglio”. Rizzo rilegge una lettera del figlio poi scrive alla moglie: “Cara Giuseppina, stanotte ho sognato Giorgio… Era bello, sorrideva. Mi ha detto che non è colpa mia se è morto. Ma io lo so che non è così. Che ho sbagliato. …”Si apre la porta della cella, appare l’ufficiale di marina presente all’interrogatorio, sorridente. E’ il primo di numerosi incontri tra i due. L’atmosfera si fa quasi rilassante. Kurz parla di se, della sua Vienna, dell’arruolamento nella marina imperiale nel 1914, poi la sconfitta, il ritorno alla vita civile. Nel 38’ l’annessione dell’Austria alla Germania e subito dopo la chiamata nuovamente in marina, ma questa volta in quella di Hitler. Gli incontri si fanno più lunghi e amichevoli, ora tocca a Rizzo parlare di se. Lui, figlio invece di marinai, nato accanto al mare, e poi chiamato nella regia marina allo scoppio della guerra. L’ incontro con Thaon de Revel, il comandante supremo della Marina Italiana con cui condivide subito l’interesse per i nuovi motoscafi veloci, gli unici a poter colpire con rapide sortite la flotta asburgica nelle sue basi in Dalmazia.Compare Klara, la ragazza tedesca che fa da dattilografa. Dice che gli deve fare da interprete. Gli porta delle sigarette e gli dice che se vuole potrà insegnargli il tedesco. Luigi è rilassato, ma sospetta che la ragazza faccia parte dei servizi segreti nazisti e stia lì per farlo parlare. E’ colta, ha studiato a Firenze Storia dell’Arte. Ama l’Italia. Rizzo si tranquillizza, le parla della sua famiglia ma non fa riferimenti delle sue vicende in Marina. Con lei passeggia sugli spalti della fortezza, le guardie rispettose lo salutano militarmente, lui osserva le montagne, ma avrebbe preferito la brezza del mare della sua Milazzo. Rizzo, nella sua cella, legge le lettere del figlio, che nel 1942 gli fa pressione perché lo faccia entrare nei Mas: Rizzo ha fatto il possibile per fargli cambiare idea, ma non c’è riuscito. Giorgio gli dice che un discorso del genere non lo accetta. Non da lui, il cui destino è stato così glorioso. La moglie Giuseppina riesce ad incontralo nella sua prigione. La donna racconta le difficoltà incontrate per avere il permesso di venire li. E’ stato Kurz ad agevolare il permesso. Parlano degli eventi presenti e trascorsi, di quando si sono conosciuti a Grado, lei patriota e irredenta, poi il matrimonio tutto di corsa, sotto le bombe. Un altro interrogatorio, più duro del precedente. L’uomo della Gestapo ha ripreso il suo ruolo. Rizzo ha la sensazione che i suoi giorni stiano per finire. Viene svegliato presto, una mattina. E’ l’inizio di giugno del 1944. Rizzo pensa che sia arrivata la sua ora: teme di essere fucilato. Percorre con 4 guardie i tetri corridoi della fortezza, intravede una vettura con motore acceso, c’è l’autista e l’Ammiraglio Jager che sale con lui in auto: “Ammiraglio tutto bene. La portiamo in un luogo dove trascorrerà un confino …molto morbido….mi capisce?..... Io invece dovrò vedermela con la Gestapo. Ma ora le faccio una richiesta, Ammiraglio, che non può respingere! Mi deve parlare di quella notte de 10 giugno del 18’. Io conosco solo quello che è accaduto a Pola, dall’altra parte dell’Adriatico, quando l’ammiraglio Miklós Horthy decise di far uscire tutta la flotta per forzare il blocco di Otranto…”Rizzo racconta la sua storia, la preparazione per la missione; ogni notte decine di Mas uscivano dai porti dell’Adriatico per pattugliare e monitorare le manovre del nemico, l’attesa a notte fonda in prossimità della Dalmazia e poi improvvisamente, alle tre e un quarto, fumo nero all’orizzonte. Aveva davanti l’intera flotta austriaca. Rizzo non ha esitazioni, la attacca con i siluri e affonda la nave ammiraglia, la Santo Stefano. Rizzo continua il suo racconto:”Quando si è piegata sul fianco sinistro ero già lontano e avevo un vostro caccia alle spalle. Prontamente, L’Ammiraglio Jager lo corregge: “Sul destro Ammiraglio Rizzo, si sbaglia, sul lato destro”. Rizzo, sorpreso, replica: “Allora lei ha visto le immagini che voi stessi avete filmato?”. L’Ammiraglio Jager, con tono fiero: “No Ammiraglio io c’ero, stavo sulla gemella Tegetoff, ho visto tutto, l’agonia del gigante e la morte di un centinaio di uomini. E mentre a bordo, secondo la tradizione della nostra marineria, l’equipaggio salutava e la banda intonava mestamente l’Inno Imperiale, io assieme a quello scafo capovolto e devastato ho visto anche la fine di tutto il mio mondo”.

FOTO

CAST TECNICO

Regia Leonardo Tiberi

Sceneggiatura Leonardo Tiberi, Salvatore De Mola, Sabina Fiorenzi

Fotografia Stefano Paradiso

Montaggio Luca Onorati

Scenografia Mauro Vittorio Quattrina

Costumi Carlotta Polidori

Produttore Maurizio Tedesco e Manuel Tedesco

Produzione Baires Produzioni, Istituto Luce Cinecittà, in associazione con il Gruppo Banco Desio e della Brianza ai sensi della nuova legge sul Tax Credit, con il contributo della Regione del Veneto e con il Patrocinio del Ministero della Difesa

Distribuzione Istituto Luce Cinecittà

CAST ARTISTICO

Andrea Sartoretti

Marta Zoffoli

Ralph Palka

Richard Angelini

Rike Schmid

Davide Strava

Barbara Venturato

Pietro Genuardi

Luigi Rizzo

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