L’unità d’Italia, a detta di molti, più che Garibaldi, l’ha fatta il giro. È in questa Italia che vogliamo raccontare uno degli eventi sportivi di maggiore rilevanza e affezione popolare. L’Istituto Luce, dalla sua fondazione ha documentato il “Giro”. Ideato dalla Gazzetta dello Sport nel 1909, interrotto durante le due grandi guerre, nel 2017 festeggerà la centesima edizione. Il “Giro” non è solo la storia di “nasi dritti come una salita”, di “italiani in gita”, è la storia di un paese che ha saputo vivere le differenze linguistiche, economiche, gastronomiche, come una ricchezza e fondando su queste la propria identità nazionale. È la storia di mille fughe, di mille strategie di fuga, di come queste sono cambiate da Binda a Moser, di come è cambiato il gioco di squadra. Molti pensano che il ciclismo sia uno scontro tra individui, tra singoli soggetti con una forza sovrumana nelle gambe e dei polmoni d’acciaio, in verità pochi sport vivono una dinamica di squadra intensa come il ciclismo. Una squadra è composta da un capitano, un vice, i gregari, il velocista, il direttore tecnico, i meccanici e nell’epica del “Giro” per i non addetti è difficile capire chi ha maggiormente contribuito alla vittoria. La grande epopea del “Giro” non è solo il dualismo Coppi Bartali, di cui si è narrato molto, è storia di eroi popolari come Binda, Girardengo, Gimondi, Bugno, Moser e di altri uomini importantissimi e meno conosciuti, campioni, tecnici e gregari che concorrono a fare grande la storia del “Giro”. È anche la storia di quell’Italia che Mario Soldati cercava nei piatti tipici delle trattorie sparse nelle varie tappe, di una convivialità semplice, saporita e vera. Quell’Italia che pedalando ritrova dopo la grande guerra il coraggio nel futuro e tappa dopo tappa, regione dopo regione, paese per paese, scopre il boom economico, affidando ai singoli ciclisti l’orgoglio dell’appartenenza campanilistica. Ci accompagneranno alla scoperta del “Giro” personaggi diversi che amano questo sport come: Romano Prodi che diverse volte ha partecipato da amatore alla “cinque passi”, Gianni Bugno due volte campione del modo ed attualmente pilota di elicottero al “Giro”, Francesco Moser, Franco Cordelli, Alessandro Bergonzoni, Giacomo Marramao, Marino Niola. Indagheremo su come sono cambiate le strategie, le tattiche, le fughe e le diete. Sono cambiate le biciclette ma anche gli atleti che grazie ai progressi della medicina, oggi sono monitorati e allenati per superare i limiti fisici. Vedremo le facce degli italiani del “Giro” sovrapporsi l’una sull’altra, in una stratificazione temporale fatta di sudore e lacrime di un’Italia che cambia per rimanere la stessa. Un omaggio sorridente all’evento sportivo più amato dagli italiani nell’anno della sua centesima edizione.

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