Goffredo Lombardo, il patron della Titanus, diceva che i film con Gianni Morandi e Caterina Caselli negli anni Sessanta avevano salvato la gloriosa casa produttrice. Effettivamente questi film, che costavano veramente poco, incassavano tantissimo. Per la prima volta la canzone italiana, che fino a quel momento anche nel cinema era rivolta a tutta la famiglia, era invece indirizzata a un pubblico decisamente giovanile. Era già iniziato ad essere così qualche anno prima, con i film che avevano per protagonisti i cosiddetti "urlatori" Adriano Celentano, Mina, Tony Dallara. Ma a metà degli anni Sessanta il fenomeno di un consumo solo giovanile della cultura è ancora più evidente, e può essere considerato una sorta di anticipazione della contestazione giovanile che avrà il suo culmine nel 1968.
Il documentario vuole raccontare con la viva voce dei protagonisti di allora e con la ricchezza degli archivi dell'Istituto Luce la complessità di un fenomeno. Film semplici e di poche pretese che sanno però essere lo specchio di una generazione e anche la cartina di tornasole di un'Italia che cambierà tantissimo in quegli anni. Come diceva Pasolini, dopo il boom economico l'Italia non era più quella di prima. E anche questi film hanno contribuito a cambiare l'italia.

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